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	<title>Evangelo.it &#124; Chiesa Cristiana Evangelica Roma</title>
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		<title>Un sano entusiasmo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 22:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Qualunque cosa facciate, operate di buon animo” (Colossesi 3:23)</em></p>
<p>La tiepidezza non è cristiana. Il Signore Gesù poteva dire: “Lo zelo per la tua casa mi consuma”; a tutti coloro che nominano il Suo nome viene richiesta un’analoga devozione al Signore e al Suo servizio.<br />
Ci sono molte ragioni per cui dovremmo vivere e servire il Signore con zelo. La prima è già stata fornita: dobbiamo essere attivi perché questo fu il modo in cui visse il Maestro. Il tempo della fine si sta avvicinando; il male sta acquistando forza, e il numero dei malvagi aumenta sotto i nostri occhi. Dobbiamo quindi cingere i nostri fianchi. Per il nostro bene non dobbiamo voltarci indietro o esitare, ma proseguire con zelo; altrimenti potremmo essere sopraffatti dallo spirito dell’epoca in cui viviamo, e soccombere in quest’atmosfera di empietà. Il nemico è sottile, e potrebbe conseguire il suo scopo semplicemente facendoci rimanere “parcheggiati” al lato del sentiero che dovremmo percorrere.<br />
Questo sano entusiasmo deve caratterizzare tutta la nostra vita. Se non possiamo fare una cosa bene e con zelo, dovremmo chiederci se essa dev’essere fatta. Se siamo datori di lavoro, dovremmo essere diligenti, prestando attenzione a tutto quello che concerne il Maestro che serviamo, senza trascurare le persone che svolgono un’attività per nostro conto. Un droghiere credente dovrebbe essere il miglior droghiere, e un idraulico che nomina il nome di Cristo deve fare ottimi impianti idraulici. Qualunque sia la nostra collocazione, se siamo nella volontà di Dio, ci si aspetta da noi un buon servizio e lo zelo per glorificare Dio nel compiere il lavoro che ci è stato assegnato.<br />
Il credente è un servo di Cristo il Signore, qualunque sia il servizio che è chiamato a svolgere. Alla luce di questo, un buon lavoro, eseguito con entusiasmo e con buona coscienza, diventa una testimonianza per gli uomini e un piacere per il Signore. In vista di un simile servizio, Dio ha in serbo per ognuno di noi una ricompensa assolutamente adeguata.</p>
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		<title>Il fondamento dell&#8217;Evangelo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore” (Romani 14:9)<br />
</em></p>
<p>Il fondamento dell’Evangelo che proclamiamo, come anche della vita cristiana che cerchiamo di vivere, è rappresentato dalla realtà dell’incarnazione, della morte, della risurrezione e dell’ascensione del Figlio di Dio. Una fede non fondata sull’apprendimento e la realizzazione di queste verità irrinunciabili si risolverà in un’esperienza sentimentale o emotiva, e non salverà né l’anima né plasmerà il carattere.<br />
Alcuni punti dottrinali possiamo analizzarli oggi in questo passo delle Scritture. Essi si presentano come realtà inoppugnabili, nel senso che rimangono veri anche quando gli uomini li rifiutano, ma sono tutt’altro che asettici quando vengono accolti nel modo corretto. Essi umiliano la mente, inteneriscono il cuore e fanno prostrare lo spirito per indurlo all’adorazione. In effetti, la morte di Cristo non è un oggetto di semplice discussione o di controversia: è una dimostrazione e un potente atto d’amore da parte di Dio, che spinge l’uomo al pentimento e alla fede. Questo non soltanto opera riportando il peccatore a Dio: la verità esige imperiosamente la devozione del redento. Cristo morì e risuscitò affinché potesse essere il nostro Signore come anche il Salvatore, il Maestro come anche l’Amico.<br />
Inoltre, se Cristo è il nostro Sostituto e Rappresentante, la Sua morte al peccato coincide con la nostra morte al peccato. In Lui siamo morti ai nostri propositi egoistici, al nostro autogoverno; ora viviamo soltanto in funzione di Dio. La croce non è qualcosa a cui crediamo solo con l’intelletto, o della quale cantiamo con commozione. La croce di Cristo, vale a dire la Sua opera di redenzione, ci chiama a una vita di servizio che redime altri. L’accettazione della nostra salvezza, acquistata a un simile costo, c’impone l’obbligo di vivere e di predicare in modo che gli altri possano essere vinti dall’amore che redime, poiché Cristo morì e risuscitò non soltanto per diventare Salvatore, ma anche per diventare Sovrano.</p>
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		<title>Una famiglia unita</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ogni famiglia ne’ cieli e sulla terra” (Efesini 3:15)<br />
</em></p>
<p>Che fatto glorioso ci è posto dinanzi, nella lettura di oggi! I figli di Dio formano una famiglia. Tutti coloro che invocano il nome del Signore, qualunque sia il loro colore o linguaggio, la loro origine o estrazione, che siano colti oppure no, sono uno nel Signore. Non rappresentano soltanto un esercito del Dio vivente, come a volte cantiamo, ma sono un’autentica famiglia. Abbiamo un Padre, il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, e abbiamo una casa, in direzione della quale stiamo viaggiando.<br />
Ognuno di noi è diventato un membro della famiglia di Dio, attraverso la nuova nascita e per la sola fede in Cristo. Non eravamo per natura membri di questo nucleo famigliare. La nascita naturale ci ha resi membri della nostra famiglia terrena, ma non di quella celeste. Soltanto dopo essere nati di nuovo e aver ricevuto la vita di Dio, siamo diventati figli Suoi e membri della Sua famiglia. È la consapevolezza di possedere la medesima vita divina che fa di noi una famiglia e ci permette di amarci l’un l’altro.<br />
Questa famiglia è composta non soltanto nel numero totale dei credenti sulla terra, ma anche di tutti i redenti in cielo. Essi costituiscono “ogni famiglia ne’ cieli e sulla terra”. Alcuni dei suoi membri servono nelle sfere più alte, altri in quelle meno elevate, alcuni in quelle eterne, altri in quelle temporali, ma un giorno la famiglia sarà completata in cielo, quando il novero dei credenti sarà compiuto e Dio avrà racchiuso in Cristo tutte le cose.<br />
Nel frattempo, dobbiamo amare ogni membro della casa e, pur facendo del bene a tutti gli uomini, dobbiamo avere un riguardo del tutto speciale nei confronti dei nostri fratelli in Cristo. C’è una somiglianza e un simbolo che contrassegna questo vincolo famigliare. La somiglianza è quella di Cristo, e il simbolo è quello dell’amore reciproco.<br />
Nel mondo ci sono molte anime tristi, ma un credente ha il diritto di essere triste godendo di questi privilegi e facendo propri i benefici della famiglia cui appartiene?</p>
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		<title>Sviluppi positivi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“… tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio…” (Romani 8:28)<br />
</em></p>
<p>L’espressione “tutte le cose” deve intendersi alla lettera e, quindi, deve includere non soltanto quelle che sembrano essere di giovamento, ma anche quelle che non appaiono tali. I cattivi governanti come quelli buoni, il tempo grigio come quello splendente, le circostanze favorevoli come quelle tristi, tutto è incluso nel “bene di quelli che amano Dio”. Inoltre, tutte queste cose cooperano “insieme”, vale a dire che si intrecciano in un disegno, e non sono mai disgiunte o sconnesse. Come in una grande macchina molte componenti, pur essendo assai diverse quanto a misura, forma e funzione, operano insieme per adempiere uno scopo ben preciso, così tutte le vicende della vita del credente cooperano insieme al bene, che coinvolgono grandi e piccoli ambiti. La tentazione che ci sfiora quando si presentano le difficoltà è quella di pensare che una data circostanza rappresenti un’eccezione alla regola. Se fosse così il testo non avrebbe alcun significato, e l’intera verità della sovranità di Dio sulle faccende degli uomini si sgretolerebbe; tale affermazione sarebbe menzognera e non arrecherebbe alcuna consolazione. Ma tutte le cose, insieme, cooperano davvero al bene del credente.<br />
Volgere al bene significa che Dio ha uno scopo, un obiettivo assolutamente degno di Lui. Al momento attuale, non possiamo discernere facilmente il senso di molte cose, né siamo nelle condizioni di giudicare se una data vicenda avrà sviluppi positivi. Quindi questa promessa è concepita per essere ricevuta per fede e per fornire coraggio e consolazione quando essi sono più necessari. Se dunque stiamo subendo una manifestazione d’ira da parte dell’uomo possiamo stare certi che alla fine essa ci porterà a lodare Dio, altrimenti se non sortisse questo effetto, verrebbe impedita. Il male concepito dagli uomini malvagi può tornare a nostro beneficio, e tutte le cose operano in nostro favore in vista della nostra eterna gloria.</p>
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		<title>Una conoscenza perfetta</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 22:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Colui che investiga i cuori conosce” (Romani 8:27)<br />
</em></p>
<p>Dio ci conosce perfettamente, è al corrente del modo in cui ci comportiamo, delle azioni che compiamo, dei pensieri che meditiamo. Egli è certamente in grado di discernere coloro che Gli appartengono veramente. È la conoscenza perfetta e completa non soltanto delle azioni ma anche delle motivazioni che permette a Dio di giudicarci in modo imparziale. Qui sulla terra puniamo l’uomo che è caduto in un peccato che è stato scoperto, senza considerare che, in precedenza, può essere stato tentato centinaia di volte, rifiutandosi, però, di agire scorrettamente. Quasi sempre giudichiamo soltanto l’azione, senza considerare ciò che l’ha preceduta. Alcuni sono venuti al mondo avvolti da pesanti catene, con un temperamento difficile e con una natura astiosa. Quelli fra noi che sono per natura amabili e generosi trovano difficile immedesimarsi e comprendere una persona che deve combattere per esser gentile e che si sente irascibile e stizzosa tutto il giorno. Dio, però, conosce anche quella persona, se ne cura e giudica rettamente.<br />
L’onniscienza divina non serve soltanto ad avvertirci di non peccare e di fuggire il male, ma è anche fonte d’incoraggiamento, poiché Egli scorge tutti i nostri desideri di santità e, anche quando cadiamo, conosce i nostri veri sentimenti d’amore per Lui.<br />
Per non trarre consolazione soltanto da queste verità, ricordiamoci anche che esse racchiudono una sfida. Se nominiamo il Suo nome, dobbiamo anche abbandonare le nostre vie malvagie. Se siamo chiamati cristiani, conta enormemente il modo in cui viviamo, e non soltanto in vista della nostra testimonianza nel mondo, ma anche perché il nostro Salvatore è il nostro Giudice e un giorno dovremo rendere conto delle opere compiute nel corpo.</p>
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		<title>Gloriosamente liberi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 22:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il peccato non vi signoreggerà” (Romani 6:14)</em></p>
<p>Il desiderio di libertà è un istinto umano basilare. Come l’uccello desidera il cielo disteso e un pesce il vasto fiume o l’immenso oceano, così il cuore umano aspira a una condizione di libertà da qualsiasi schiavitù.<br />
Delle grosse catene, però, tengono stretta ogni anima; queste vengono rinforzate quando delle tendenze peccaminose diventano abitudini. La forma delle catene può differire enormemente l’una dall’altra, ma la loro natura è la medesima per tutti. Questo significa che nessuno di noi può aiutare sé stesso, e tanto meno gli altri. Qualcuno, dotato di una natura diversa e privo di peccato, è dovuto venire in nostro soccorso. Così, dunque, nel piano e nella provvidenza di Dio, venne Gesù. Nella Sua essenza fu senza macchia, per quanto Egli avesse assunto una natura realmente umana. Essendosi identificato nella nostra condizione, Gesù, sulla croce, si immedesimò con il nostro peccato e lo sconfisse.<br />
Ora viene predicata la buona novella, il lieto annuncio che il peccato non signoreggia più su di noi. La sua potenza è stata spezzata e lo Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha emancipati dalla tirannia del peccato e della morte. Credi fermamente a questo, anima mia; credici fratello e sorella mia, poiché soltanto allora sarai veramente libero. La notizia sembra troppo bella per risultare credibile? Eppure è assolutamente vera, e attende soltanto di essere accolta. Dio ci ha dato fin d’ora la vittoria e la libertà. Prendila dalla Sua mano e rallegrati.<br />
Ci saranno molti tentativi volti a privarti di questa benedizione, sia da parte di Satana sia per opera degli uomini. Saremo tentati a dubitare del Salvatore, della Sua opera completa e ancora attuale; si presenteranno le tentazioni a dubitare della buona notizia e a essere ancora intrappolati nel peccato. Da parte tua, rifiuta queste insidie, e resta saldo nella libertà che ancora oggi è tua in Cristo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;altra realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 22:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Qual comunione fra la luce e le tenebre?” (II Corinzi 6:14)<br />
</em></p>
<p>Noi che siamo del Signore apparteniamo a un altro mondo: quello celeste. Siamo stati liberati da quello presente e transitorio a un prezzo infinito. I suoi metodi e i suoi modelli, che risultano inaccettabili per il Signore, devono esserlo anche per noi. Tutto quel che è nel mondo, infatti, è concupiscenza della carne, degli occhi e superbia della vita. In altre parole, il mondo è governato da un sentimento di tolleranza verso il male, dalla spinta a possedere, e dalla volontà di imporsi sugli altri. Tutto questo è contrario allo Spirito di Cristo, e il credente deve fuggire una simile mentalità. Vivere in questo modo ed essere dominati da queste motivazioni è indegno di un figlio di Dio.<br />
La separazione dal mondo, insegnata nella Bibbia, è prima di tutto una questione spirituale. Noi non amiamo il mondo e le sue manifestazioni; siamo mossi da un altro spirito e ci curiamo delle cose celesti. La mansuetudine per noi è di gran lunga preferibile all’orgoglio; il vero ornamento per un cristiano è uno spirito mansueto e tranquillo, non consiste certo in gioielli o in vestiti.<br />
Amare ciò che è mosso e condotto da principi così contrari a quelli di Dio, significa essere nemici di Dio. Dobbiamo scegliere se essere amici dell’uno o dell’Altro. Considerando che siamo stati redenti dalla potenza del mondo e fatti partecipi di una realtà che non avrà mai fine, dobbiamo vivere ogni giorno di più in funzione dell’eternità.<br />
Il mondo passa via, tutte le sue occupazioni e i suoi desideri presto periranno, ma fare la volontà di Dio è qualcosa che dura in eterno. Perché ci rendiamo schiavi di questo mondo passeggero e di tutte le sue tenebre? La nostra mente deve essere rigenerata e la nostra visione purificata.</p>
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		<item>
		<title>Una speranza viva</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“La speranza che vi è riposta nei cieli” (Colossesi 1:5)<br />
</em></p>
<p>Essere disperati significa essere senza vita e privi di forze, inadeguati di fronte ai compiti che ci sono stati assegnati. Tutti noi abbiamo incontrato persone ormai prive di energie e di risorse, eppure tenute in vita dalla speranza; erano uomini che rifiutavano di cedere alla disperazione. Avviene la medesima cosa nella vita spirituale, poiché noi siamo salvati dalla debolezza e dal senso di sconfitta soltanto grazie alla speranza di un futuro che mette in conto la salvezza dell’individuo.<br />
Tutto ciò è vero innanzitutto riguardo alla speranza per l’avvenire ma, soprattutto, in vista dell’eternità. Il termine “speranza”, comprende molti ambiti; spesso, ad esempio, leggiamo nel Nuovo Testamento di una beata speranza che caratterizza l’intera vita del credente. Questa esprime innanzitutto la nostra fiducia nella venuta del Signore e nel nostro accesso presso di Lui nella gloria. Essere sostenuti da una simile speranza ci permetterà di superare situazioni di grande scoraggiamento e momenti di autentica tribolazione. Il nostro Signore Gesù, infatti, per la speranza postaGli dinanzi sopportò la croce e sprezzò il vituperio.<br />
Uno dei risultati più immediati della speranza in Dio è la gioia. Ci rallegriamo nella speranza nella stessa misura in cui soffriamo nella disperazione. Se la nostra speranza è legata a questa vita non possiamo che essere tristi, poiché quaggiù ci sono ben poche cose in grado di alimentare una visione positiva e ottimista. Abbiamo una speranza viva e ci rallegriamo di una gioia indescrivibile. Guardiamo bene quel che ci è posto dinanzi, e viviamo con un certo distacco le cose transitorie e i progetti di un mondo che è destinato a passare.</p>
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		<title>Usati da Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 21:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Diario]]></category>
		<category><![CDATA[prediche]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 2.00em;"><strong>Usati da Dio</strong></span><br />
<span style="color: #808080; font-size: 1.10em;"><strong>&#8220;Occupati di queste cose e dèdicati interamente ad esse perché il tuo progresso sia manifesto a tutti&#8221; (I Timoteo 4:15)</strong></span></p>
<p>Come Paolo esorta Timoteo a portare avanti e sviluppare ciò che il Signore gli aveva donato per il Suo servizio e la Sua gloria, così anche noi dobbiamo farci usare da Dio crescendo, fortificandoci e portando frutto. Se siamo disposti ad essere usati, vedremo nuove anime avvicinarsi a Cristo e vivremo una vita cristiana attiva ed efficace.</p>
<p><br /><img src="http://www.evangelo.it/EVAthumb.jpg" alt="media" /><br />
<br /></p>
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		<title>Il corpo spirituale</title>
		<link>http://www.evangelo.it/wp/?p=3640</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 22:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa” (Colossesi 1:18)<br />
</em></p>
<p>Parlando per mezzo di Davide, mediante lo Spirito di profezia, il Figlio di Dio disse: “Ecco, io vengo… mi hai preparato un corpo”. Dieci secoli più tardi questo si adempì quando il più grande Figlio di Davide nacque a Betlemme.<br />
Poi, il Suo corpo fu spezzato per noi, ed Egli morì e risuscitò; Dio cominciò allora a dare al Suo Figliolo un altro corpo, del quale l’apostolo Paolo scrive diffusamente; vale a dire il corpo spirituale di Cristo, la Chiesa, di cui Gesù Cristo è il Capo e Signore.<br />
Al fine di edificare questo corpo, Cristo donò lo Spirito Santo e iniziò la Sua opera speciale nel mondo, concedendo agli uomini di ravvedersi e donando loro la fede nel nostro Signore Gesù Cristo. Coloro che hanno creduto sono stati edificati insieme in un corpo spirituale; questo processo continua ancora oggi, alla gloria di Dio.<br />
In virtù della grazia, noi che leggiamo questo brano siamo senza dubbio nati da Dio e creati per essere membra del corpo spirituale di Cristo; e se siamo stati salvati dalla grazia di Dio allora siamo veramente membra del Suo corpo, e come tali dobbiamo stare attenti ed essere sani, compiendo la nostra funzione e contribuendo alla salute dell’intero corpo. Questo è possibile perché viviamo in contatto vivo con il nostro Compitore di fede, da cui riceviamo la vita e l’ammaestramento. Trovandoci in una giusta relazione con Lui, veniamo ristabiliti in un’autentica comunione con tutti gli altri che, a loro volta, sono membra del Suo corpo.</p>
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		<title>Più che vincitori</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria” (I Corinzi 15:57)</em></p>
<p>A dimostrazione di tutto ciò possiamo dire a noi stessi, per quanto deboli: “Resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”, essendo certi che il suo potere sui figli di Dio è velleitario e sterile, e che può continuare unicamente nella misura in cui glielo consentiamo. La potenza di Satana sui suoi sudditi non viene messa in dubbio, con la precisazione però che, persino nel loro caso, viene richiesta una volontaria sottomissione.<br />
La vittoria sul nemico è stata compiuta da Cristo al momento della Sua morte. Alla croce Egli rese impotente colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e noi siamo chiamati a celebrare e a sperimentare questa vittoria. Pertanto, dobbiamo vincere, ed essere guidati dal nostro Signore risorto. Mentre Lo seguiamo e confidiamo in Lui, dobbiamo rimanere umili, portando agli altri la testimonianza della potenza racchiusa nel Suo sacrificio.<br />
Questo significa che dobbiamo essere preparati e adeguatamente armati. A questo fine ci è stata provveduta un’armatura completa, con la quale non soltanto potremo resistere rimanendo al nostro posto e rifiutando di cedere, ma potremo anche prendere concretamente l’iniziativa e avanzare. Rivestiamoci di Cristo, Quale nostra salvezza, rivestiamoci di Colui che proteggerà la nostra mente. Egli sarà la verità che ci renderà forti, lo scudo che ci darà pace al cuore e alla coscienza, le calzature che ci permetteranno di camminare nell’amore e di correre lungo la via dei Suoi comandamenti. In Cristo vi è tutto quello che ci occorre, per questo abbiamo un estremo bisogno di Lui in ogni contesto e in ogni aspetto della nostra vita. Così forniti, sentiremo la necessità di portare la Sua Parola di verità, e attraverso essa respingere e cacciare il nemico, costringendolo a cedere terreno davanti a noi.<br />
La vittoria è nostra per grazia, la conosciamo per esperienza? Se è così, dobbiamo ringraziare Colui che ci guida di vittoria in vittoria.</p>
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		<title>Per non dimenticare</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Dio, che è ricco in misericordia… ci ha vivificati” (Efesini 2:4)</em></p>
<p>Due grandi considerazioni ci dovrebbero prevenire da qualsiasi forma d’orgoglio: la prima è la condizione dalla quale siamo stati tratti, e la seconda è racchiusa nel versetto del giorno che ci stiamo apprestando a meditare. Tendiamo a dimenticare queste due realtà, quando spunta l’empia erbaccia dell’orgoglio e fa cessare il sollievo del cuore, soffocando tutte le cose amabili.<br />
Su questo argomento possiamo trovare una lunga lista di versetti nelle Scritture. Siamo stati liberati dal macigno del peccato che ci schiacciava, dalla fossa e dal pantano fangoso nel quale eravamo sprofondati. Siamo stati salvati dalla corruzione e dalla colpa conseguente alla nostra iniquità. Nessun combattimento che abbiamo affrontato ha potuto mai contribuire alla nostra liberazione. È Dio che ci ha fatto misericordia, ci ha tratto dal fango, diversamente, saremmo ancora lì. Il nuovo cantico che Egli ha messo nella nostra bocca dev’essere innalzato alla Sua lode: “Non a noi, o Eterno, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”.<br />
Questa condizione e la triste posizione in cui ci trovavamo hanno tuttavia fornito a Dio l’occasione per mostrare il Suo immenso amore. Noi, infatti, eravamo peccatori e meritevoli del giudizio, ma Dio ha mostrato la Sua misericordia, e ci ha concesso il Suo benedetto amore. La ricchezza della Sua grazia si è manifestata in tutto il suo splendore sullo sfondo oscuro della nostra morte nel peccato, ed Egli ha colto l’opportunità di vivificarci in Cristo e di donarci la vita eterna che, altrimenti, non avremmo mai ottenuto.<br />
Ora, assieme all’apostolo Paolo, siamo diventati esempi viventi della Sua misericordia. Se Dio è stato in grado di salvare noi, Egli può salvare i nostri familiari, i nostri amici o conoscenti. Non esiste una persona troppo malvagia che Egli non possa salvare; noi non dovremmo disperare di nessuno. Se ciò dovesse accadere, riguardiamo alla fossa da cui siamo stati tratti, e ringraziamoLo per la misericordia di cui siamo stati oggetto, pregando per gli altri con speranza.</p>
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		<title>La ragione della vita</title>
		<link>http://www.evangelo.it/wp/?p=3634</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Nessuno di noi vive per se stesso” (Romani 14:7)</em></p>
<p>Con questa affermazione solenne ci viene ricordato che neppure la persona apparentemente più insignificante e meno importante vive una vita inutile. Questo significa che la vita di ciascuno di noi ha un significato particolare, anche nella sfera più circoscritta o nell’ambito delle azioni più ordinarie. Dietro questa verità biblica sono celati una benedizione e un grande incoraggiamento: anche il credente che conduce una vita defilata, sta esercitando un ministerio, che supera di gran lunga la sua immaginazione.<br />
Le conclusioni cui giunge la moderna psicologia rappresentano spesso un’insidia, e il ricorso a certe discipline scientifiche non sempre si rivela utile. Tuttavia la psicologia ha messo in luce il significato degli impulsi interiori che condizionano la condotta umana, nonché la possibilità, che hanno determinate persone, di influenzare negativamente la vita di un loro simile. Tutti i nostri pensieri e reazioni interiori, tutte le nostre parole e gesti, i nostri propositi e azioni concorrono a renderci un centro di trasmissione di energie in grado di influenzare le persone con le quali entriamo in contatto. Nessun uomo vive per sé stesso. Quando incontriamo qualcuno, istantaneamente avvertiamo di avere di fronte un amico di cui possiamo fidarci, O una persona di cui dobbiamo sospettare.<br />
Il versetto di oggi ci invita a una vita di pura devozione e di naturale pietà. La nostra intenzione dev’essere santa; dobbiamo proporci unicamente di glorificare Dio. Il nostro amore deve essere senza veli né astuzie, volto a diffondere bontà a tutti, senza alcuna riserva. Tutto questo è possibile soltanto se viviamo in Cristo come se fossimo morti a un’esistenza per noi stessi e viventi per Lui e per gli altri. Se ci condurremo in questo modo, Cristo sarà glorificato dinanzi agli uomini, sia attraverso la nostra vita quotidiana, sia attraverso la morte del vecchio uomo che sperimenteremo ogni giorno. </p>
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		</item>
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		<title>Condursi degnamente</title>
		<link>http://www.evangelo.it/wp/?p=3631</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“… condursi in modo degno di Dio, che vi chiama” (I Tessalonicesi 2:12)</em></p>
<p>Ogni credente è chiamato a una vita di santità, tramite la separazione da ogni forma di peccato e attraverso un’attenta consacrazione a Dio. Essa non è una via riservata a pochi, ma a tutti coloro che sono stati redenti dal prezioso sangue di Cristo. La Sua morte, che ci salva dal peccato, ci conquista, al tempo stesso, a Dio. E, poiché Dio è santo, noi siamo chiamati a una vita di santità. Dovremmo vivere santamente non soltanto per diventare conquistatori di anime od operai efficaci, ma, soprattutto, perché Dio è santo, e desidera avere comunione con noi. La nostra condotta deve quindi essere assolutamente degna di Dio.<br />
Il nostro cammino di santità deve anche diventare una chiara testimonianza per gli altri. Noi eravamo figli delle tenebre, come, purtroppo, molti sono tutt’ora, cioè privi della salvezza e governati dal mondo, dalla carne, dal diavolo, anche se la nostra vita poteva apparentemente sembrare corretta. Ma ora nella nostra vita è avvenuto un grande cambiamento: la grazia ci ha salvato. Tutto quello che siamo, che abbiamo e che facciamo dev’essere allora una testimonianza di questo mutamento, che lo dobbiamo a Colui a cui ora apparteniamo. A volte questo significa andare controcorrente, poiché le opere del mondo sono ispirate a principi malvagi, con i quali non possiamo avere comunione; ma poiché siamo ripieni dei frutti di giustizia, noi porteremo gloria e lode a Dio e testimonieremo agli altri con franchezza.<br />
Una simile vita dev’essere trasparente e integra. La nostra luce non dev’essere offuscata da pratiche dubbie od oscure. Tutte le nostre azioni, anche le più usuali, incluso il mangiare e il bere, devono essere santificate, e risultare alla gloria di Dio. Questa non è certo una vita difficile e triste, come qualcuno potrebbe pensare, ma è un’esistenza all’insegna della pace, poiché il governo e le scelte sono affidate a Dio e le Sue scelte sono sempre le migliori.<br />
Chi è in grado di compiere tutte queste cose, per condurre una vita di santità? La nostra capacità viene da Dio, che ci ha donato, e ancora oggi ci dona, il Suo Santo Spirito per renderci santi.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un tempio magnifico</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 22:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Non sapete voi che siete il tempio di Dio” (I Corinzi 3:16)<br />
</em></p>
<p>La Bibbia è da un certo punto di vista, la storia di una sequenza di templi, ossia di luoghi in cui Dio ha fissato la Sua dimora. All’inizio c’era il tabernacolo nel deserto, trasportabile, decorato con oro e argento, con lo scarlatto, il blu, il porpora e il lino fino intrecciato, e con le sue tre divisioni: il cortile esterno, il luogo santo e il luogo santissimo. A questo fece seguito una struttura permanente, quando Israele fu stabilito nel paese di Canaan, e a Salomone venne concesso di adempiere il desiderio di suo padre Davide, cioè quello di costruire un tempio sul Monte Sion. Questo tempio, in seguito distrutto sotto il regno di Nebucadnetsar, fu ristabilito da Zorobabele sotto il regno di Ciro, e a sua volta sostituito da quello che fu chiamato il tempio di Erode. Quest’ultimo venne raso al suolo nell’anno 70 d.C., ad opera dei soldati romani, sì che non si trovò pietra su pietra, secondo le profezie di Gesù.<br />
Poi, dopo la venuta di Cristo, avvenne un profondo cambiamento riguardo al luogo in cui Dio avrebbe dimorato; di Gesù è scritto: “E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, e noi abbiam contemplata la sua gloria” (Giov. 1:14). In Lui, dunque, andava individuato il luogo in cui Dio avrebbe albergato in mezzo agli uomini. Dio abitava nel Suo proprio Figlio, l’Uomo Dio, l’unico in grado di affermare: “Il Padre che dimora in me” (Giov. 14:10). Egli risuscitò e ascese al Cielo; ora il tempio di Dio è la Chiesa di Gesù Cristo, di cui noi, per grazia, siamo le pietre viventi. È magnifico considerare come queste pietre siano state estratte da luoghi alle volte impensabili, raccolte fra tutte le nazioni, e usate per edificare la dimora di Dio mediante lo Spirito. Tutto questo fa del credente una persona assolutamente privilegiata, chiamata a una vita di santità. Dobbiamo quindi ricordare che, comprati con il sangue di Gesù e plasmati dalle Sue mani, siamo chiamati a essere puri da ogni contaminazione, poiché il tempio di Dio è santo, e noi ne facciamo parte.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La morte è vinta!</title>
		<link>http://www.evangelo.it/wp/?p=3627</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“O morte, dov’è la tua vittoria?” (I Corinzi 15:55)</p>
<p>La morte non è soltanto l’ultimo nemico, ma anche uno dei primi, il più tenace e duraturo. In ogni epoca gli uomini l’hanno temuta e hanno cercato di procrastinarne la venuta. In ogni paese e in ogni epoca si è fatto ricorso a metodi volti a eliminare o, perlomeno, a nascondere la sua manifestazione. Si è cercato di soddisfare gli spiriti maligni, sono stati bruciati soldi e si è offerto del cibo affinché non mancasse nulla al morente o a colui che era già morto; eppure il lamento e il dolore hanno continuato a straziare il cuore quando la morte ha portato via uno dei propri cari.<br />
Ora, però, nel Vangelo di Cristo tutto è cambiato per colui che crede. La morte dei nostri cari non rappresenta che una temporanea separazione, perché, per chi è salvato, significa essere finalmente con Cristo, il che è una cosa di gran lunga migliore. Pensando ai cari di cui siamo stati privati, ci rallegriamo della loro gioia futura, e scopriamo che le nostre lacrime sono più dolci.<br />
La morte stessa, tuttavia, un giorno sarà abolita, allorché l’opera della redenzione sarà completa e il numero degli eletti di Dio sarà raggiunto. Allora il credente sfiderà la morte e l’inferno per mostrar loro la vittoria di cui è stato reso partecipe. E, ancora di più, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso la Sua morte, ha già reso Satana impotente, e con lui il potere della morte. Questo principe malvagio non è onnipotente; la sua forza è limitata, e comunque sottoposta alla potenza superiore di Dio.<br />
Dovremmo pertanto affrontare con coraggio anche i giorni in cui la morte è all’opera, senza temere il male, poiché conosciamo Colui che ha vinto la morte e sappiamo che essa non è altro che la porta d’accesso alla vita.</p>
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		<title>La morte è vinta</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 22:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“O morte, dov’è la tua vittoria?” (I Corinzi 15:55)</em></p>
<p>La morte non è soltanto l’ultimo nemico, ma anche uno dei primi, il più tenace e duraturo. In ogni epoca gli uomini l’hanno temuta e hanno cercato di procrastinarne la venuta. In ogni paese e in ogni epoca si è fatto ricorso a metodi volti a eliminare o, perlomeno, a nascondere la sua manifestazione. Si è cercato di soddisfare gli spiriti maligni, sono stati bruciati soldi e si è offerto del cibo affinché non mancasse nulla al morente o a colui che era già morto; eppure il lamento e il dolore hanno continuato a straziare il cuore quando la morte ha portato via uno dei propri cari.<br />
Ora, però, nel Vangelo di Cristo tutto è cambiato per colui che crede. La morte dei nostri cari non rappresenta che una temporanea separazione, perché, per chi è salvato, significa essere finalmente con Cristo, il che è una cosa di gran lunga migliore. Pensando ai cari di cui siamo stati privati, ci rallegriamo della loro gioia futura, e scopriamo che le nostre lacrime sono più dolci.<br />
La morte stessa, tuttavia, un giorno sarà abolita, allorché l’opera della redenzione sarà completa e il numero degli eletti di Dio sarà raggiunto. Allora il credente sfiderà la morte e l’inferno per mostrar loro la vittoria di cui è stato reso partecipe. E, ancora di più, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso la Sua morte, ha già reso Satana impotente, e con lui il potere della morte. Questo principe malvagio non è onnipotente; la sua forza è limitata, e comunque sottoposta alla potenza superiore di Dio.<br />
Dovremmo pertanto affrontare con coraggio anche i giorni in cui la morte è all’opera, senza temere il male, poiché conosciamo Colui che ha vinto la morte e sappiamo che essa non è altro che la porta d’accesso alla vita. </p>
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		<title>Un cammino di santità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 22:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura” (II Corinzi 5:17)</em></p>
<p>Ai giorni del nostro peccato, quando pensavamo di gestire autonomamente la vita che ci era stata donata, avevamo implicitamente scelto di svendere tutte le nostre facoltà, mettendole al servizio del peccato. Questo non si riferisce soltanto ai peccati più grossolani, che ci portano a prestare i nostri corpi per l’appagamento degli istinti più bassi, poiché anche le nostre labbra possono essere colpevoli, proferendo cose malvagie o spiacevoli. Peccavamo, comunque, perché la nostra volontà decideva di peccare, oltre che per la debolezza e per l’incapacità di resistere alla tentazione.<br />
Dal tempo in cui cedevamo con facilità al male è avvenuto un notevole cambiamento; la nostra volontà ora è in grado di decidere se usare o no le proprie facoltà in azioni di giustizia, avendo come obiettivo una vita di santità. Dobbiamo presentare a Dio il nostro corpo, ricordando che non apparteniamo più a noi stessi e che dobbiamo offrire noi stessi in sacrificio vivente, santa e accettevole, e che non debbono essere usate per alcun altro scopo se non per quelli direttamente approvati da Lui.<br />
Il cambiamento è grande ma dev’essere anche completo, e coinvolgere ogni dettaglio della nostra esistenza, poiché l’obiettivo è quello di dar vita a una nuova creatura. Se viviamo trasformati in questi termini, saremo benedetti dalla pace. Coloro che, invece, camminano seguendo i vani principi del mondo saranno infelici e destinati a condurre una vita inutile.<br />
Allora, rinunciamo volontariamente e una volta per tutte alla vecchia natura, con tutte le sue pratiche, e con altrettanta consapevolezza, decidiamo di vivere secondo Cristo e in ubbidienza alla nostra nuova vita. Questo porterà a spogliarci della vecchia vita e a rivestirci sia della disciplina sia della devozione. La santità viene scelta per fede; cediamo alla Sua guida e al Suo disegno, assecondando l’invito a spogliarci del vecchio uomo e ad essere rivestiti di quello che va rinnovandosi ad immagine di Colui che l’ha creato.</p>
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		<title>Degno è l&#8217;agnello</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 22:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“La nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (I Corinzi 5:7)</em></p>
<p>Tra tutte le definizioni che identificano la persona e l’opera del nostro Signore, quello di “Agnello” è, per tutti i peccatori, sicuramente tra la più preziosa. Per coloro che non hanno il senso del peccato e confidano nella propria giustizia, e per quanti non hanno il senso della santità di Dio, questo nome è privo di qualsiasi attrazione. Ma, al passaggio dell’angelo della morte, niente e nessuno può sostituirsi a Colui che viene presentato con l’appellativo di “Agnello di Dio”.<br />
In primo luogo, esso unisce i due Testamenti. “Nell’Antico v’è il Nuovo velato e nel Nuovo v’è l’Antico rivelato”. Questo appellativo di Cristo rivela l’unità tra i due Patti. In esso vi è Colui che offrì Sé stesso pienamente, quale sacrificio perfetto e sufficiente e del quale tutti gli agnelli pasquali e i sacrifici dell’Antico Testamento non erano che la figura simbolica. Infatti, i peccatori di entrambe le dispensazioni sono nelle mani di un unico Dio e affrontano il medesimo giudizio; quindi, occorre loro lo stesso sacrificio espiatorio.<br />
Noi amiamo questo nome perché parla di pace alla nostra coscienza colpevole, assicurandoci, innanzitutto, che l’Agnello che portava i nostri peccati non è stato solamente provveduto da Dio, ma era Dio stesso. Egli ha sofferto, e quel sacrificio è stato accettato a nostro favore. Quando Satana ci accusa e affiora la nostra cattiva coscienza, allora il sangue dell’Agnello è la risposta, il nemico viene ridotto al silenzio e la coscienza è soddisfatta.<br />
Il sacrificio di questo Agnello è eterno, nei suoi effetti e nei suoi benefici. Infatti, l’Agnello fu immolato sin dalla fondazione del mondo, sebbene sia stato manifestato in questi ultimi tempi per noi. Quindi, il principio espiatorio fu presente da sempre nel cuore di Dio, per quanto l’atto di espiazione nella storia sia stato compiuto sul Calvario.<br />
Dopo essere stati comprati ad un simile prezzo, dobbiamo anche noi camminare sul sentiero del sacrificio personale e dell’amore.</p>
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		<title>Sforzo determinato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 22:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù” (II Timoteo 2:3)<br />
</em></p>
<p>La vita cristiana non è un picnic, ma un’estenuante battaglia; siamo quindi chiamati ad essere soldati, anzi, dei buoni soldati. Cristo non ha mai mitigato il Suo appello o minimizzato le difficoltà di coloro che Lo avrebbero seguito. Egli disse, infatti, che i Suoi discepoli avrebbero portato una croce, seppure leggera, e che avrebbero dovuto indulgere verso sé stessi e verso il piacere personale. I nostri nemici sono potenti, disperati e astuti, con un lunga esperienza nella lotta, con mezzi leciti e illeciti. Una volta l’attacco è aperto e coraggioso, un’altra volta è subdolo e vile; il nemico non osserva alcun principio, il suo obiettivo è quello di abbattere il guerriero cristiano.<br />
Questo ci invita a indossare la nostra armatura celeste, ogni sua parte, perché possiamo resistere alla battaglia. Anche quando lavoriamo per il Signore dobbiamo farlo con la spada in una mano e con la cazzuola nell’altra, come ai giorni di Nehemia, quando si edificavano le mura di Sion tenendo pronta la difesa. Dobbiamo vegliare e pregare. Il nostro sguardo però non deve posarsi soltanto sul nemico, ma anche sul Capitano della nostra Salvezza, che ci conduce, poiché la Sua sapienza è vigilante ed Egli ci guiderà nel conflitto. Egli è il Capo e il Conduttore del popolo di Dio.<br />
Vinceremo se Lo sapremo seguire, certamente porteremo nei nostri corpi i segni della battaglia, ma chi, tra noi, desidera il contrario? La lotta potrebbe essere lunga o di breve durata, ma certamente terminerà con un cantico gioioso. Allora udremo il grido della vittoria e assisteremo alla marcia trionfale. Verremo gratificati dal verdetto del Capitano: “Ben fatto”, e potremo entrare nel riposo eterno. Ora però è ancora il tempo della lotta, e non del riposo.</p>
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