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SPRAZZI
di LUCE
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31-03-2009
Cascate, onde e flutti
“Un abisso chiama un altro abisso al rumore delle tue cascate; tutte le tue onde ed i tuoi flutti mi son passati addosso” (Salmo 42:7)
Sebbene non sia detto che Davide è l’autore di questo Salmo, non possiamo evitare di pensare che esso provenga dalla sua penna. Il Salmo porta, infatti, il sigillo dello stile e dell’esperienza di Davide in ogni sua frase. Esso si riferisce evidentemente ad una delle crisi più profonde nella sua vita travagliata, forse al periodo in cui dovette lasciare il paese a causa dell’insurrezione mossa dal traditore Absalom. Nella propria difficoltà, Davide immaginò che tutte le onde e i flutti di Dio fossero passati su di lui, e che ogni possibile calamità l’avesse colpito. Si sbagliava. Soltanto Uno avrebbe potuto dire, a ragione: “Tutte le tue onde ed i tuoi flutti mi son passati addosso”, ed è Gesù al Calvario. Tutte le onde e i flutti della sofferenza, e dell’ira si riversarono su di Lui, mentre portava la maledizione della legge al posto nostro. L’angoscia di Davide, tuttavia, era profonda. Non soltanto egli pensava che le onde e i flutti l’avessero sommerso, ma gli sembrava che persino la profondità del cielo e l’abisso del mare stessero complottando contro di lui. “Un abisso chiama un altro abisso”, quando insieme si uniscono in una terribile tromba d’aria! Non ho mai visto una tromba marina, ma non v’è alcun dubbio che si tratti di un fenomeno spaventoso. Sembra sia causata da coltri di nuvole che sovrastano il cielo quando c’è una tempesta. Lunghe nubi di vapore nero sono allora scaraventate sul mare dalla forza del vento; poi, mentre queste vorticano furiosamente, l’acqua è sollevata in un improvviso moto a spirale, e si abbatte sopra il mare stesso. Sicuramente Davide usò una metafora quanto mai drammatica: “Un abisso chiama un altro abisso al rumore delle tue cascate”, tuttavia penso che Davide si aspettasse anche una lezione confortante in quella risposta degli abissi del mare alle trombe d’aria del cielo. Egli si rendeva conto che la profondità del suo dolore stava attirando la risposta dell’abisso della compassione di Dio, come dimostra il versetto seguente. Ci sono due abissi che sempre si chiamano l’un l’altro: la profondità della nostra sofferenza umana e l’abisso della compassione divina. Fratello che sei colpito dal dolore, non pensare che non ci sia una risposta compassionevole dal cielo. Il Calvario dimostra che c’è. L’Iddio che soffrì su quel monte per noi soffre ancora oggi con noi. Rileggi tutto il Salmo, soffermandoti sui vv. 8 e 11. “Perché t’abbatti anima mia? perché ti commuovi in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è la mia salvezza e il mio Dio”. Perché l’eterno Figlio di Dio lasciò le glorie del cielo per l’ignominia di quella terribile croce? Perché diede fino all’ultima goccia di sangue per redimerci? Perché la profondità del nostro bisogno chiamò la profondità della compassione divina. L’abisso di ogni angoscia umana non trova forse la risposta nella profondità dell’amorevole compassione di Cristo?
 
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