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SPRAZZI
di LUCE
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30-03-2009
L’attenuante dell’ignoranza
“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34)
Queste parole sono sorprendenti anche perché si riferiscono ad Israele. Il Signore adduce come scusante l’ignoranza dei Suoi uccisori. Leggendo i Vangeli abbiamo l’impressione che molti dei capi d’Israele sapessero perfettamente cosa stavano facendo. La loro ipocrisia si tradì nel momento in cui essi riuscirono a metterLo in croce (cfr. Mt. 27:40, 42, 63). Senza dubbio alcuni potevano affermare, come Paolo, anni dopo: “Lo feci ignorantemente nella mia incredulità”. Quanto alla folla, incitata dalle calunnie dei sacerdoti, certo non sapeva cosa stesse facendo! L’appello del Signore “non sanno quello che fanno” diventa un simbolo dei rapporti fra Dio e Israele. Se si poteva affermare che Israele aveva perpetrato l’ignominia del Calvario per ignoranza, allora il castigo doveva essere fermato. Dio, infatti, non infligge un castigo quando la colpa non è dimostrata. Se Gesù innalzò quella supplica, il giudizio di Dio doveva essersi scatenato su Israele, che aveva gridato, con esultante temerarietà: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli” (Mt. 27:25). Quando il Messia pregò: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, la mano del giudizio fu immediatamente bloccata. Alla nazione doveva essere data un’ulteriore opportunità di accettare Gesù come Messia e come Re. In senso storico quell’ulteriore opportunità fu data durante il periodo narrato nel libro degli Atti, con l’annuncio di Gesù crocifisso, risorto, asceso, e testimoniato dai miracolosi segni di Pentecoste. Il messaggio apostolico è focalizzato nelle parole: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli mandi il Cristo che v’è stato destinato” (Atti 3:19, 20). Israele dichiarò anche: “Non vogliamo che costui regni su noi” (Lc. 19:14), suggellando questo ulteriore rifiuto con il martirio di Stefano e il tentativo di linciaggio di Paolo. Nell’anno 70 il giudizio si abbatté su Israele. Gerusalemme capitolò al generale Tito, e migliaia di giudei furono massacrati o dispersi. Le fatidiche parole: “Il suo sangue sia sopra a noi e sopra i nostri figliuoli”, hanno perseguitato gli israeliti nel corso dei secoli. Il tempo è vicino, quello in cui “riguarderanno … a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio” (Zac. 12:10). Allora quella preghiera sul Calvario: “Padre, perdona loro”, avrà una risposta gloriosa e completa.
 
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