| Che promessa regale; quale diamante scintillante nel ricco forziere delle promesse divine! Osserviamo lo scintillio della promessa in ogni sua radiosa sfaccettatura; poi ricordiamo: questo gioiello prezioso è nostro! Ci è stato donato. “Se chiederete… io farò”. Notiamo in che modo il “se chiederete” è collegato al “io farò”. L’unico “se” è nella nostra parte. Nella Sua parte c’è il regale e solenne “io farò”.
La promessa dice: “Se chiederete”. Possiamo passare la giornata a considerare o a vagheggiare le benedizioni spirituali, ma esse non saranno nostre, perché la promessa è rivolta esclusivamente a chi chiede. Il Signore conosceva bene l’importanza del chiedere. Molto spesso, fin quando non si formula una richiesta specifica, i nostri pensieri e desideri rimangono informi, vaghi, disorganizzati. L’azione del chiedere li mette a fuoco, conferendo loro una ponderata definizione. Dobbiamo chiedere, e dobbiamo dedicare tempo a farlo, perché, per poter chiedere in modo opportuno, dobbiamo spesso trovarci da soli con Gesù.
La promessa dice: “Se chiederete qualcosa nel mio nome”. Si tratta quindi di una preghiera fatta con un approccio speciale, sotto un’egida speciale e con garanzie particolari. Questo tipo di supplica non è una semplice richiesta sollevata da qualcuno per ottenere benedizioni generiche; si tratta di una domanda presentata da credenti in Cristo in conformità ad un patto. Soltanto dopo la conversione possiamo pregare fiduciosamente nel Suo nome. Dio può esaudire o no le preghiere degli altri, ma, in Cristo, Egli ha accondisceso ad impegnarsi mediante un patto nei riguardi del popolo redento dal Suo Figliuolo. Ovviamente chiedere nel Suo nome implica una preghiera negli interessi della Sua causa sulla terra. L’espressione “nel mio nome” equivale a “per amor mio”. Non possiamo pregare nel Suo nome per qualcosa che non è in accordo con la Sua volontà. La promessa è rivolta principalmente ai Suoi collaboratori. “Nel mio nome” non è una manopola per mezzo della quale avviamo le cose come vogliamo noi; si tratta dell’equipaggiamento completo del Salvatore per i bisogni dell’opera che il Suo popolo deve svolgere.
Oltre a questo non ci sono altre limitazioni, perché Gesù promette: “Se chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò”. Non esiste nulla di necessario alla Sua opera che Egli possa rifiutarci. La promessa ha un tono perentorio: “Io la farò”. Come potrebbe Colui che ha pronunciato una simile promessa non essere Dio? Egli dà la propria autorità come garanzia sempre a nostra disposizione. Perché non chiediamo, riceviamo, dimostriamo e preghiamo di più? In questi giorni di irrequietezza e di frenesia corriamo il rischio di divenire incapaci di appartarci per trascorrere del tempo in preghiera. Il Signore ci sfida con la promessa: “Se chiederete… io farò”.
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