| Possiamo considerare con meraviglia il fatto storico espresso con le parole “Cristo è morto”, ma ciò che è da contemplare maggiormente è la verità teologica contenuta negli altri due termini “per noi”.
Il primo significato della preposizione greca tradotta con “per” è: “Per amore di”. Cristo morì per amor nostro. Egli morì per noi. Gesù non fu un semplice martire che sigillò la propria testimonianza con il sangue. Non fu soltanto un capo che diede un esempio eroico. Egli morì per amor nostro, come la madre che, in tempo di carestia, sacrifica sé stessa per amore del figlio, al quale cede le proprie misere razioni. Morì per noi, come un padre può soffrire per un figlio, al fine di provvedergli opportunità migliori. Gesù morì per noi perché ci ama, e di un amore più elevato e sublime di qualsiasi genitore sulla terra.
La preposizione tradotta con il nostro “per” significa anche “per conto di”. La morte del Signore fu vicaria. Egli compì qualcosa che noi non avremmo mai potuto realizzare da soli. Gesù presentò al Padre un’offerta rappacificante. Come nostro rappresentante, che si sacrificò volontariamente al posto nostro, Egli adempì la giustizia che era stata ingiuriata, magnificando la legge divina e onorandola per conto nostro (cfr. Isaia 42:21).
La particella greca tradotta con “per” significa anche “invece di”. Il Figlio di Dio incarnato prese il mio posto. Egli non fu soltanto il mio rappresentante, ma anche il mio Sostituto, e morì al mio posto. I colpi che sarebbero spettati a me caddero su di Lui. Egli subì tutta la punizione che io meritavo. Cristo divenne il mio Sostituto, al punto che Egli portò il mio castigo e la mia colpa. È scritto, infatti, che Gesù “è stato annoverato fra i trasgressori” (Isaia 53:12), e “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi” (II Cor. 5:21). Che meraviglia! “Cristo è morto per noi; per amor nostro, per conto nostro e persino al posto nostro!
Consideriamo le parole “è morto”. Cristo non fu messo a morte. Egli “è morto”, cioè si è offerto deliberatamente per noi. La Sua morte non era un’esecuzione inflittaGli, o il trionfo di un’ingiustizia; si trattò di un piano al quale Egli si sottomise spontaneamente. Agli uomini e ai demoni fu permesso di collaborare nella perpetrazione di un crimine orrendo, ma l’Iddio Onnisciente l’anticipò, e se ne servì perché la rivolta del peccato divenisse la più sublime vittoria dell’amore.
Sì, Egli “è morto”. Gesù decise di sopportare l’enormità dell’angoscia che derivava dal peso del peccato, dall’inizio alla fine. Questo fu il Suo amore per noi. Quanto dovremmo amarLo!
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