| Abbiamo di fronte una semplice frase di cinque parole. Le prime tre dichiarano un fatto storico: “Cristo è morto”; le altre aggiungono un significato teologico: “Per noi”. Tutte insieme, esse costituiscono il fulcro dell’Evangelo: “Cristo è morto per noi”.
Ricordiamoci che Egli è Dio, il Figlio. Gesù doveva diventare uomo per poter morire (cfr. Ebrei 2:9, 14). È un mistero il fatto che il Figlio potesse morire, di più che Egli dovesse morire, maggiormente che volesse morire e, più di ogni altra cosa, che Egli morisse.
Pensiamo al luogo in cui Gesù morì. Tutti noi vorremmo morire nella nostra casa, circondati da coloro che amiamo, ma il Signore fu condotto fuori della città, sul Calvario. Molti criminali erano stati giustiziati barbaramente in quel luogo, mentre uscivano dalle loro labbra parole blasfeme. “E postisi a sedere, gli facevan quivi la guardia” (Mt. 27:36). Pensiamo per un attimo: “Lui qui!”
Consideriamo la morte che subì. Egli fu crocifisso; era quella l’esecuzione più lenta e atroce, la più vergognosa e ripugnante. Fu la morte più umile, crudele e degradante.
Pensiamo anche con chi morì. Non fu tra nobili martiri che sigillavano la propria testimonianza con il sangue. Gesù morì tra due malfattori, due assassini che Lo ingiuriavano. Egli si trovava lì, appeso tra i due, come se fosse uno di loro! Rimase sospeso fra la terra e il cielo, come se non fosse adatto per nessuno dei due elementi!
Pensiamo anche al modo in cui morì. Sebbene fosse stato tradito, condannato ingiustamente, frustato, deriso, senza che un solo crimine potesse essere provato, il primo grido di Gesù fu: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Persino i sarcastici e increduli farisei dovettero ammettere, a denti stretti: “Ha salvato altri” (Mc. 15:31).
Per occhi che riescono a vedere nella realtà delle cose, la Sua nascita a Betlemme fu bellissima, perché avvenne in una semplice stalla; la Sua morte fu ancora più sublime, proprio per gli orrori che la circondarono sul Calvario.
Riflettiamo ancora su questo: “Cristo è morto”. È avvenuto realmente, su quel nudo colle alla periferia di Gerusalemme: l’evento più sorprendente di tutti i secoli, il mistero più incomprensibile della Deità. Colui che costruì le colonne dell’universo era appeso a quella croce! Non dobbiamo forse disprezzare tutto il nostro orgoglio?
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