| Queste parole sono taglienti per coloro che nelle nostre chiese si inchinano di fronte alla ricchezza e alla posizione sociale. Si tratta di un rimprovero aspro per quanti cercano posizione e prestigio, di un duro colpo sulla bocca per chi si lamenta incessantemente e senza motivo. Questo versetto spazza via, con l’impatto di una valanga, il legno, il fieno e la paglia sulla quale, forse, ci troviamo.
Uomini, denaro, circostanze: sono queste le cose alle quali le nostre chiese devono guardare? No! Dobbiamo dichiarare con fermezza: “Il Signore è il mio aiuto”, perché Egli ha promesso “io non ti lascerò e non ti abbandonerò”.
Sono parole grosse queste: “Carattere”, “denaro”, “circostanze presenti”. Si tratta, in effetti, di ciò che sta alla base della vita dell’uomo. Un atteggiamento corretto con il denaro, un giusto adattamento alle circostanze, la sintonia con il proprio carattere: sono tutte cose che portano conforto al cuore dell’uomo, che costruiscono un carattere forte e nobile, preservandolo da cocenti delusioni e da amarezze che avvelenano la vita. Queste cose illuminano l’anima con lo splendore sereno del cielo.
L’avidità è un rettile maligno, che affonda i denti nel cuore dell’uomo, infiammando e avvelenandone la vita.
Essere contenti delle circostanze presenti non significa essere disinteressati ai mali che dobbiamo combattere: vuol dire accettare con gioia le circostanze che Dio permette. Questa espressione non significa neppure indifferenza alla possibilità di un miglioramento. Ricordiamo, comunque, che un vero progresso non consiste in un aumento di reddito, o in una casa più grande, ma in un più grande e profondo amore nei confronti di Dio, in una più nitida percezione della Sua volontà, in una maggiore somiglianza con il carattere di Cristo, in un più intenso amore per i fratelli, in un maggior adempimento del piano che Dio ha per noi.
I credenti ebrei, ai quali furono rivolte queste parole, avevano subito una dura persecuzione, a seguito della quale erano stati confiscati i loro beni. Osserva come si parli di questo nel capitolo 10 della stessa epistola.
Quanto facilmente alcuni di noi fanno posto a sentimenti di amarezza! Come soffriamo spesso, e quanto, perché non abbiamo i beni, i vantaggi e il successo che vediamo negli altri! Troppo spesso dimentichiamo che ognuno di noi è prezioso agli occhi di Colui che ci ha redento mediante il proprio sangue, e che ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”.
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