| Il nostro Salvatore trasforma quell’orrenda croce chiamandola “esaltazione”; Egli, infatti, dice: “...sarò innalzato...”. Dio ci mette in guardia dalla preoccupazione per ciò che è soltanto esteriore, indirizzando il nostro sguardo verso significati più profondi. Esteriormente vediamo una vittima inchiodata a una croce, che muore agonizzante. Udiamo le parole di scherno dei Suoi aguzzini. Sentiamo la struggente affermazione “ho sete” uscire dalla bocca di una persona oppressa dal dolore. Scorgiamo i Suoi lineamenti sconvolti, le orribili ferite, il sangue che scende copioso e la testa reclinata in avanti, mentre la vita si allontana. Ma se guardiamo in profondità, intravediamo la trasfigurazione di quella scena orrenda, come una nube scura sulla quale il sole abbia riversato all’improvviso un fascio dorato. In un solo attimo quel Sofferente appeso alla croce avrebbe potuto radunare legioni d’angeli, per distruggere i propri nemici. Colui che calmò la tempesta, scacciò i demoni e risuscitò i morti sarebbe potuto scendere e annientare i Suoi nemici. Non furono i chiodi a trattenere lì Gesù, ma il Suo amore per noi. Ciò che all’apparenza sembra debolezza, nella sua forma più pietosa, è in realtà amore al massimo livello, un amore più forte della morte, che neppure le grandi acque dell’odio potevano spegnere. Mediante la Sua morte Egli dimostrò un amore imperituro. Fu proprio nella debolezza che il Suo amore rivelò la Sua onnipotenza. Il peccato aveva raggiunto l’apice, eppure Egli morì dicendo: “Padre perdona loro…”. Quanto è sublime il paradosso del Calvario! Vediamo la vittoria dell’amore: esso non può fare nulla per salvare sé stesso, ma può compiere tutto per la salvezza degli altri! Esternamente vediamo la più grande tragedia del peccato umano; interiormente, il maggior trionfo della grazia divina. All’esterno vediamo un crimine mostruoso; all’interno la più sublime espressione dell’ubbidienza del Figlio al Padre. Apparentemente scorgiamo un errore giudiziario mentre, nella realtà, vediamo la giustizia e l’adempimento dello scopo divino. Esternamente ci appare la frustrazione, poiché Egli fu “strappato” prematuramente “dalla terra dei viventi”, in realtà assistiamo ad una realizzazione, poiché Egli muore esclamando: “È compiuto!”. Esternamente vediamo una vittoria delle potenze del male, come se le promesse e le profezie riguardanti il regno di Dio fossero andate in frantumi, interiormente ci accorgiamo che, sulle rovine dell’incredulità e del rigetto di Cristo, Dio edifica la Sua Chiesa, e introduce l’era della grazia anche per i “Gentili”. Quando Gesù viene “innalzato” Satana viene schiacciato. Quando il cielo sanguina sulla croce, l’inferno è sconfitto dai suoi stessi stratagemmi. Gesù, definisce tutto questo con le parole: “Sarò innalzato”! Ciò che dimostra quanto Cristo fosse stato odiato è proprio ciò per cui Egli è maggiormente amato.
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