| L’espressione “innalzato” sembra essere stata intesa (o fraintesa!) in più modi. Alcuni l’hanno interpretata come la risurrezione di Gesù, poiché Egli parla di un innalzamento da terra. Altri l’hanno collegata alla Sua ascensione, sostenendo che le parole “dalla terra” significherebbero “dalla terra al cielo”. È evidente che il Signore non si riferiva né alla Sua risurrezione né all’ascensione, poiché dal versetto successivo comprendiamo che Egli stava parlando della propria crocifissione: “Così diceva per significare di qual morte dovea morire”.
Quindi le parole di Gesù “e io, quando sarò innalzato”, si riferiscono esclusivamente alla croce. Questo ci offre spunti avvincenti per una meditazione, poiché la parola originale qui tradotta con “innalzato” è utilizzata in altri passi con riferimento all’esaltazione celeste del nostro Signore (cfr. At. 2:33; 5:31).
Riusciamo a scorgere il bagliore di una luce nuova? Il Signore descrive quella terribile croce con parole che la trasfigurano. Egli guarda oltre la rivoltante realtà esteriore di quel supplizio, mirando alla gloria e al trionfo definitivo. Con un unico verbo Egli rilascia la luce imprigionata nella croce, inondandone la crudeltà di sublime amore celeste. In questo modo vediamo il Calvario trasfigurato.
Quella croce dà a Cristo una gloria maggiore, che il trono celeste, senza di essa, non potrebbe darGli! I Suoi uccisori non immaginavano neppure lontanamente che, crocifiggendoLo, in realtà Lo stavano glorificando.
La crocifissione di Gesù fu un’incoronazione! Egli fu coronato come Re d’amore. Agli occhi del popolo redento le spine sul Suo capo divennero diademi eterni, e le Sue ferite le gemme più preziose dell’universo.
Nessuna creatura potrà mai amarLo come la “gran folla che nessun uomo poteva noverare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue” che “hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello”, e che sono salvati per l’eternità.
Riflettiamo a ciò che il Calvario significa per ogni anima che, con l’apostolo Paolo, si rivolge al “...Figliuolo di Dio che m’ha amato e ha dato se stesso per me”. Con quale meraviglia e adorazione milioni di redenti si uniscono in un coro pieno di gratitudine! “Lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo”. Sì, il Calvario è trasfigurato. La grazia che redime trasforma la croce in un trono. L’amore regna supremo.
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